
abdr, allestimento del
lapidarium

abdr, allestimento del
lapidarium
Il progetto per l'allestimento del Lapidarium del Museo Nazionale del
Palazzo di Venezia prevede, nel chiostro del Palazzetto di San Marco, in quello
che un tempo era il viridarium, l'esposizione di un nutrito gruppo di frammenti
marmorei che per la loro sobria bellezza e varietà offrono, al visitatore che ha
la fortuna di ammirarle, la sensazione di partecipare ad un'esperienza che, con
assoluta certezza, si può definire di "percezione estetica della
contemporaneità ".
Il programma dell'allestimento risulta, infatti, fortemente
influenzato da scelte formali che, a partire da elementi di modernità , per altro
marginali nel progetto, perseguono criteri compositivi in cui è centrale l'idea
che la figuratività , pur essendo nella storia, è al di là della contingenza del
tempo. Tanto è vero che nel progetto ogni singola opera è testimonianza reale di
un processo organico che affonda le sue radici nel passato, ma che, adesso, vive
nel presente e in quello di chi la contempla. Nelle intenzioni del progetto
tutti frammenti marmorei del Lapidarium partecipano, chi più chi meno, alla
realizzazione di un programma museografico articolato e complesso che è iniziato
nel 1909, con i lavori dall'architetto Camillo Pistrucci, ed è proseguito, a
partire dal 1921, con l'estesa e complessa opera di restauro stilistico
realizzata da Federico Hermanin. Il progetto del Lapidarium estende, quindi,
reinterpretandolo ed esaltandolo, l'allestimento minimalista realizzato da
Camillo Pistrucci, ma nel fare ciò conferisce ai pezzi lapidei una nuova
capacità comunicativa che è figlia, speriamo nobile e legittima, della nostra
"società delle immagini". La qualità di ogni singolo frammento aumenta in
funzione della sua capacità di essere parte di un unico ambiente, di partecipare
alla colonizzazione di quello che attualmente è un vuoto in attesa di essere,
più che trasformato, animato e, soprattutto, abitato. Per realizzare questa
difficile condizione, il progetto adotta gli strumenti tecnici e formali che
tradizionalmente si usano per la costruzione di un interno, meglio ancora, di
una "stanza": Ma non solo, questo tipo di scelta espositiva, che a prima vista
potrebbe sembrare limitativa, consente anche di mettere in scena una sorta di
doppia rappresentazione, di doppio racconto: il racconto legato alla storia del
singolo pezzo, del suo essere "attore protagonista" e portatore di una singola
storia, di un proprio valore, e il racconto che si sviluppa attraverso la messa
in scena del più ampio programma espositivo rappresentato dalla "folla", dalla
"galassia" lapidea.
à così, in questo modo che il singolo elemento marmoreo,
una volta ricompreso nell'unità fantasmagorica dell'allestimento, si riscatta,
si affranca dalla sua condizione di frammento, per divenire contenitore del
tutto. Il "principio" informatore dell'allestimento del nuovo Lapidario è,
quindi, quello che intreccia una molteplicità di eventi, di suggestioni che, a
partire dal piano murario di fondo, si estendono sui piani verticali dei
frammenti appesi, passano, sfiorandole, sulle superfici orizzontali delle
lapidi, per poi, superata la balaustra e le colonne del loggiato, coinvolgere,
nella sua trama, il grande vuoto del chiostro e i suoi numerosi ospiti: i
cipressi, gli abeti, gli aranci e, infine, i marmi dormienti di Camillo
Pistrucci.




