L'intervento di trasformazione riguarda un edificio tipico degli uffici delle "Big Four" dei primi anni 2000, uno dei primi edifici adibiti a uffici costruiti nel PTA (Parco Tecnologico dell'Andalusia o Malaga Techpark). Si tratta di un edificio su un piano terra e tre piani, completamente avvolto da una facciata continua a muro cortina con struttura metallica portante e soletta in lamiera collaborante. L'edificio, originariamente destinato a call center, era praticamente privo di isolamento termico e di adeguati sistemi di climatizzazione. La distribuzione interna era molto frammentata e compartimentata e presentava un grave problema di surriscaldamento dovuto all'effetto serra generato dalla facciata vetrata, amplificato dalle numerose suddivisioni interne che impedivano una corretta ventilazione naturale.

Il progetto di riconversione ha previsto la creazione di un'università online che unisca spazi di lavoro per il personale e aule per gli esami in presenza degli studenti. Si tratta della prima università online dell'Andalusia, creata con l'obiettivo di avvicinare gli studi universitari alle comunità dei piccoli centri della regione e consentire l'accesso alla formazione a chi non può permettersi di trasferirsi o vivere nelle grandi città, dove si concentrano le università tradizionali. Fin dall'inizio, l'obiettivo del progetto era chiaro: creare un forte senso di identità universitaria, nonostante gli studenti frequentino l'edificio solo in occasioni limitate durante il loro percorso accademico. Per questo motivo, il progetto è stato concepito come un campus concentrato in un unico volume, in grado di evocare senso di appartenenza, riconoscimento e comunità e che mantiene un forte legame con la tradizione architettonica andalusa.

L'edificio esistente non era conforme al Codice Tecnico dell'Edilizia, in particolare per quanto riguarda le prestazioni dell'involucro termico. Per questo motivo, è stato necessario rinnovare completamente gli impianti e migliorare le prestazioni ambientali dell'edificio. Allo stesso tempo, è stato necessario intervenire sui sistemi di sicurezza strutturale e antincendio: la struttura metallica, priva di protezione ignifuga, è stata sottoposta a un trattamento ignifugo completo e alcune zone sono state rinforzate a causa delle sezioni insufficienti dei pilastri originali. Il progetto nasce dal desiderio di aprire gli spazi interni e di tradurre in linguaggio contemporaneo l'archetipo del patio andaluso. Per questo motivo, al centro dell'edificio si apre un grande vuoto a quattro piani, attorno al quale si organizza e si svolge tutta la vita dell'università. I piani sono disposti come una piccola città verticale, seguendo un gradiente di privacy: il piano terra è il luogo più pubblico, aperto e accessibile, mentre l'ultimo piano ospita il rettorato e gli uffici amministrativi, dove il lavoro richiede maggiore riservatezza. Nonostante le diverse funzioni, tutti questi spazi mantengono un dialogo visivo grazie al patio centrale, che diventa il vero cuore relazionale del campus e un punto di riferimento fisico ed emotivo per chi lo vive.

Per collegare i diversi livelli, sono state installate una serie di passerelle curve in legno sospese all'interno dello spazio vuoto centrale. Questi percorsi attraversano il cortile e risaltano sullo sfondo scuro della struttura metallica esistente, volutamente lasciata a vista e priva di qualsiasi artificio superfluo, per sottolineare il tema della verità costruttiva e valorizzare la struttura originale. Le passerelle hanno una struttura metallica rivestita in legno e poggiano sulle travi esistenti, conservate dopo la demolizione dei vecchi solai. Le ringhiere sono state dipinte con colori discordanti, una scelta simbolica che evoca l'idea dell'"esplosione mentale" dello studente che accede a nuove conoscenze, in cui anche visioni apparentemente incompatibili entrano in dialogo.

La distribuzione degli spazi interni è guidata dalla curva, intesa come elemento simbolico e compositivo. Rappresenta il momento in cui lo studente entra all'università e la sua mente si apre a nuovi stimoli, relazioni e idee che mettono in discussione le certezze acquisite. L'inserimento di forme curve in un edificio dalla pianta rigidamente rettangolare ha permesso di creare una dialettica tra ordine e libertà, generando una fluidità spaziale continua. Le curve agiscono dall'interno verso l'esterno e viceversa, creando ambienti visivamente connessi che mantengono la loro autonomia funzionale. Gli spazi non sono mai completamente chiusi o isolati, soprattutto al piano terra, ma funzionano come "grate spaziali" che consentono una vista continua e restituiscono la percezione dell'edificio come un unico grande ambiente articolato.

Lo sparto è un elemento fortemente identitario del progetto, in quanto si tratta di uno dei materiali più antichi nella storia dell'edilizia spagnola. È tipico delle regioni meridionali e, in particolare, dell'Andalusia. Si tratta di una fibra naturale costituita principalmente da cellulosa (55-65%), lignina (25-30%) ed emicellulosa (10-15%), una combinazione che le conferisce robustezza strutturale, flessibilità e notevole durata nel tempo. Tradizionalmente utilizzato per la produzione di tessuti, corde, stuoie e utensili, lo sparto conserva intatte le sue qualità: è resistente, modellabile, biodegradabile e perfettamente compatibile con un approccio progettuale orientato alla sostenibilità e al riutilizzo delle risorse naturali. La scelta dello sparto va oltre il valore puramente costruttivo. La nuova sede universitaria non si limita a diffondere il sapere contemporaneo, ma diventa anche uno strumento per trasmettere conoscenze artigianali in via di estinzione. Recuperare questo materiale significa, infatti, preservare abilità manuali sempre più rare e offrire loro una nuova prospettiva di applicazione, trasmettendole alle nuove generazioni. Allo stesso tempo, l'utilizzo dello sparto permette di riattivare una filiera produttiva quasi estinta, sostenendo le economie locali e promuovendo un modello di economia circolare basato sul riutilizzo dei materiali, la valorizzazione delle risorse del territorio e la riduzione delle filiere industriali ad alto impatto ambientale.

In questo progetto, l'esparto svolge una doppia funzione complementare. Da un lato, viene utilizzato come sistema di protezione solare tramite persiane posizionate sia all'esterno che all'interno dell'edificio, dall'altro, viene trasformato in rivestimento delle pareti curve che articolano la distribuzione degli spazi interni. Nelle pareti divisorie, il materiale viene applicato su pannelli di gesso, il che consente di modellare con precisione le superfici sinuose previste dal progetto e di dare forma al tema della curva che attraversa l'intera distribuzione degli spazi. I graticci, invece, sono montati su una struttura composta da pilastri metallici e montanti in legno, su cui sono fissate le lunghe trecce di sparto mediante graffette, creando una trama continua che filtra la luce, definisce i volumi e stabilisce un dialogo diretto con la struttura metallica esistente, che rimane a vista.
Il materiale arriva in cantiere sotto forma di trecce lunghe circa 21 metri che possono essere facilmente tagliate su misura e adattate sia ai pannelli in cartongesso delle pareti interne sia ai montanti in legno delle strutture di sostegno. La produzione avviene a Porcuna (Jaén), uno dei pochi centri spagnoli in cui questa tecnica tradizionale è ancora praticata e tramandata, pertanto ogni fornitura non rappresenta solo un atto produttivo, ma anche un gesto di valorizzazione della cultura locale. Dal punto di vista tecnico, lo sparto presenta prestazioni meccaniche sorprendenti per una fibra naturale: una resistenza alla trazione compresa tra 200 e 350 MPa, un modulo elastico compreso tra 2 e 6 GPa, un allungamento a rottura del 2-4% e una densità di circa 1,2-1,5 g/cmÑ. Queste caratteristiche lo rendono leggero e resistente allo stesso tempo, rendendolo particolarmente adatto all'uso in sistemi intrecciati, schermi modulari e rivestimenti architettonici.

Per quanto riguarda l'isolamento termico e acustico, il materiale presenta una conducibilità termica compresa tra 0,038 e 0,045 W/m·K, paragonabile a quella di molti materiali tecnici isolanti, che contribuisce a ridurre la dispersione di energia. Il suo assorbimento acustico, con valori αw compresi tra 0,35 e 0,65, migliora il comfort acustico degli spazi interni, attenuando gli echi e il riverbero in ambienti collettivi e didattici. Lo sparto è caratterizzato anche da un'elevata igroscopicità e traspirabilità, in quanto è in grado di assorbire fino a venti volte il proprio peso in acqua e di mantenere un'elevata permeabilità al vapore. Queste qualità gli permettono di regolare naturalmente l'umidità interna, migliorando la salubrità degli ambienti. In fase di lavorazione, il materiale viene sottoposto a trattamenti ignifughi e idrorepellenti che ne consentono un uso sicuro in architettura e garantiscono una durata media di circa 12 anni all'esterno e di 20-25 anni all'interno, oltre a una buona resistenza al fuoco e agli agenti atmosferici e a una facile manutenzione e sostituzione, favorite anche dal basso costo del materiale.

Dal punto di vista ambientale, lo sparto è una scelta particolarmente coerente con i principi di sostenibilità, in quanto si tratta di un materiale naturale e biodegradabile al 100%, con la capacità di fissare circa 1,6 kg di CO₂ per ogni chilogrammo di fibra, un'energia incorporata estremamente ridotta (inferiore a 1 MJ/kg) e un processo di produzione che genera quasi zero rifiuti, in cui l'acqua utilizzata viene riutilizzata per l'irrigazione. Il suo utilizzo contribuisce a limitare l'uso di fibre sintetiche derivate dal petrolio e a rafforzare le catene di approvvigionamento locali a basso impatto ambientale.
Nelle persiane, specialmente nelle facciate sud e ovest, più esposte alle radiazioni, lo sparto svolge un ruolo fondamentale nella protezione della chiusura vetrata: riduce le radiazioni dirette tra il 40% e il 60% e diminuisce la temperatura interna di 4-5 °C. La distanza tra gli schermi e la facciata crea una camera d'aria che si ventila naturalmente, favorendo il flusso continuo dell'aria e riducendo la trasmissione di calore per irraggiamento. Ciò migliora sensibilmente il rendimento termico complessivo dell'edificio. In questo modo, il sistema passivo di controllo microclimatico si integra con l'uso della vegetazione e con la ventilazione incrociata prevista nel progetto.

L'efficacia delle protezioni solari è stata potenziata grazie a un'integrazione sistemica della vegetazione, utilizzata come un vero e proprio dispositivo climatico naturale. Sulle facciate sud e ovest, più esposte alla radiazione solare, è stata aumentata la presenza di alberi ad alto fusto che forniscono ombra diretta, mentre la terrazza posteriore, che in origine non era accessibile, è stata resa accessibile grazie a un intervento di rinforzo strutturale e trasformata in un giardino caratterizzato da una vegetazione rigogliosa che genera ombra diffusa e favorisce la ventilazione naturale degli spazi esterni e interni adiacenti. L'apertura dell'edificio verso questa facciata ha inoltre permesso di attivare una ventilazione trasversale che migliora ulteriormente il comportamento climatico generale dell'immobile. Anche le fioriere interne, che hanno richiesto specifici adeguamenti strutturali, svolgono un ruolo fondamentale nel progetto, poiché svolgono una doppia funzione: da un lato, contribuiscono alla protezione solare degli spazi interni e, dall'altro, eliminano il confine tra interno ed esterno, creando uno spazio continuo che rafforza il dialogo tra architettura e paesaggio.

Nel dialogo tra l'edificio esistente e il nuovo progetto, il principio guida adottato è stato uno dei fondamenti della cultura universitaria: la ricerca della verità. La struttura metallica originale è stata liberata da ogni artificio decorativo, così da renderla visibile nella sua nuda espressività e trasformarla nel palinsesto su cui innestare i nuovi interventi. In questo modo, è stata data una seconda vita a un organismo architettonico considerato obsoleto, evitando demolizioni e privilegiando la rivalutazione dell'esistente come opzione sostenibile primaria. La filosofia del riutilizzo permea in modo coerente tutte le scelte dei materiali dell'intervento, dall'uso di materiali naturali quasi dimenticati, come lo sparto, alla scelta di materiali rinnovabili come i controsoffitti in fibra di legno di abete, scelti per le loro qualità ambientali e prestazionali. Il progetto dimostra che la ristrutturazione e il riutilizzo di ciò che già esiste sono oggi una delle strategie di sostenibilità più efficaci, in quanto permettono di combinare la riduzione dell'impatto ambientale con la valorizzazione del patrimonio architettonico e la trasmissione delle conoscenze tradizionali, dando nuova vita ai materiali, alle competenze e alle identità locali attraverso un linguaggio architettonico contemporaneo.

Il concetto generale si basa sul rispetto del patrimonio architettonico e materiale e sulla volontà di preservare e diffondere conoscenze in via di estinzione. L'uso dello sparto, la cui lavorazione è ormai padroneggiata da un numero molto ridotto di artigiani, diventa emblema di questo impegno. Il progetto si propone quindi come esempio per le nuove generazioni, invitandole a guardare al passato per costruire il futuro e a recuperare mestieri, materiali e tecniche di costruzione che fanno parte della nostra memoria culturale e architettonica, restituendo così il giusto valore al concetto di sostenibilità.
Scheda progetto
Superficie: 7.000 m2
Luogo: Malaga, Spagna
Anno di inizio: gennaio 2025
Anno di completamento: agosto 2025
Impresa costruttrice: Revestimientos Ruiz Sl
Budget: 742 euro/mÇ per un totale di 5.200.000 euro
Awards: premi Good Design© 2025. The Chicago Athenaeum & The European Centre for Architecture, Art, Design and Urban Studies (Centro Europeo di Architettura, Arte, Design e Studi Urbani); premi di Design Architettonico di New York 2024. International Awards Associate (Associazione Internazionale dei Premi)






