Nella frazione Bertolini di Crissolo, in alta Valle Po, ai piedi del Monviso, lo studio torinese R3 Architetti ha realizzato Casa de piatra, un intervento di recupero e trasformazione residenziale di un edificio rurale precedentemente destinato ad attività agricole. Completato nel 2025, il progetto interessa una superficie di 87 m² e si inserisce nel tessuto di una piccola borgata alpina caratterizzata da costruzioni in pietra e da un rapporto diretto con il paesaggio montano. L'operazione si confronta con una preesistenza fortemente connotata dal punto di vista tipologico e materico, assumendone le proporzioni e alcuni elementi costruttivi come riferimento per una nuova organizzazione dell'abitare.
L'intervento si colloca nel più ampio processo di recupero del patrimonio edilizio delle borgate alpine piemontesi, che ha trovato nelle esperienze di Ostana, nella stessa Valle Po, e di Paraloup, in Valle Stura, alcuni riferimenti significativi. In questo contesto, il progetto affronta il tema della continuità con l'architettura vernacolare evitando una ricostruzione puramente imitativa, attraverso l'integrazione tra materiali tradizionali e sistemi costruttivi contemporanei. Il rapporto con il Monviso, presenza dominante nel panorama circostante, diventa inoltre uno dei principi che orientano le scelte distributive e la configurazione delle aperture.


Le condizioni di conservazione del fabbricato hanno imposto un intervento sostanziale sulle strutture esistenti. Il grave degrado delle murature perimetrali ha infatti reso necessaria la demolizione di gran parte dell'elevato, con il mantenimento dei soli due setti situati sui lati corti del volume, realizzati in pietra murata con argilla secondo le tecniche tradizionali locali. La ricostruzione è stata condotta preservando la sagoma originaria dell'edificio, ma introducendo un nuovo sistema strutturale misto in laterizio e calcestruzzo armato, concepito per rispondere alle attuali esigenze di sicurezza sismica e di prestazione energetica.
La compresenza di murature storiche e nuove strutture non viene occultata, ma diventa parte del linguaggio architettonico. Le superfici in pietra conservate mantengono visibile la tessitura irregolare del materiale originario, mentre le parti ricostruite adottano finiture più uniformi, elementi lignei e dettagli metallici che rendono leggibili le differenti fasi costruttive. Questa distinzione si ritrova anche nei collegamenti verticali, dove il calcestruzzo armato a vista, il legno e l'acciaio zincato sono accostati attraverso soluzioni che evidenziano il rapporto tra i materiali.
Uno degli elementi principali della nuova configurazione è il loggiato sul fronte sud, orientato verso il Monviso, che riprende un dispositivo ricorrente nell'architettura rurale alpina reinterpretandolo come spazio abitabile di mediazione tra la residenza e il paesaggio. La struttura è scandita da tre pilastri in pietra recuperata dal fabbricato preesistente, che sostengono visivamente l'ampia copertura lignea e definiscono il ritmo del prospetto. Il loggiato introduce una profondità intermedia tra gli ambienti domestici e l'esterno, offrendo uno spazio protetto dal quale osservare la valle e le montagne circostanti.

La composizione del fronte meridionale è stata oggetto di un intervento puntuale sulle bucature, alcune delle quali sono state ampliate senza modificarne il numero complessivo. La dimensione e la posizione delle finestre sono state studiate per costruire visuali selettive verso il paesaggio, trasformando le aperture in vere e proprie cornici prospettiche. Le imbotti lignee, caratterizzate da uno spessore percepibile, accentuano la profondità delle bucature e delimitano viste differenti sul Monviso, introducendo una relazione diretta tra lo spazio domestico e l'orizzonte alpino.
All'interno, la distribuzione si sviluppa su due livelli, con la zona giorno collocata al piano del loggiato e gli ambienti della zona notte al livello superiore. L'organizzazione planimetrica ruota attorno a un volume compatto destinato alle funzioni di servizio, nel quale sono concentrati cucina, bagni, scale e disimpegni. Questa scelta consente di liberare gli spazi principali da un'eccessiva compartimentazione, favorendo una maggiore continuità tra gli ambienti e mantenendo leggibile la geometria dell'involucro.
La soluzione spaziale più caratteristica emerge tuttavia nella sezione dell'edificio. Tra gli ambienti residenziali e il loggiato si sviluppa uno spazio distributivo a tutta altezza che assume il carattere di una piccola strada interna, richiamando la morfologia dei percorsi stretti e irregolari delle borgate alpine. Le camere del piano superiore si affacciano su questo vuoto come volumi autonomi, mentre la successione di pareti, aperture e affacci introduce una dimensione quasi urbana all'interno dell'abitazione. Il confine tra interno ed esterno viene così reinterpretato attraverso una sequenza di soglie e spazi intermedi, piuttosto che attraverso una semplice separazione tra ambienti chiusi e aperti.
La presenza delle murature originarie contribuisce a definire anche l'atmosfera degli interni, dove la superficie irregolare della pietra si confronta con la geometria essenziale dei nuovi elementi costruttivi. L'orditura lignea rimane visibile in diversi ambienti, così come le strutture che compongono i volumi delle camere al piano superiore. Le scale e i collegamenti introducono ulteriori occasioni di confronto materico, attraverso l'accostamento di rampe in legno, parti metalliche e basamenti in calcestruzzo. In particolare, il dettaglio della scala lignea in prossimità della muratura esistente mette in evidenza la volontà di mantenere una distinzione fisica e visiva tra la nuova costruzione e la superficie storica.
Il recupero dei materiali costituisce un altro aspetto centrale dell'intervento. La pietra proveniente dalla demolizione è stata reimpiegata per realizzare i tre pilastri del fronte strada, mentre le lose della copertura originaria sono state recuperate e utilizzate per la pavimentazione del piano cantine. Il riuso permette di mantenere all'interno del nuovo edificio parte della materia costruttiva preesistente, attribuendole funzioni differenti rispetto a quelle originarie. A questi elementi si affiancano il legno delle strutture e delle finiture, il calcestruzzo lasciato a vista e l'acciaio zincato dei dettagli e dei collegamenti, in una composizione che rende riconoscibili materiali, tecniche e modalità di assemblaggio.

Scheda progetto
studio: Marco Pippione, Alexandru Popescu, Matteo Restagno, Gian Nicola Ricci
superficie: 87 m²
anno di realizzazione: 2025
fotografie: Majlend Bramo, Marco Popescu