| Hermès Headquarters |
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Località 5-4-19 Ginza, Chuo-ku, Tokyo, Giappone In uno schizzo del maggio del 1998 Renzo Piano raffigura con un segno netto la facciata della Maison Hermès, nominandola "pelle appesa". In questa formula si concentra il segreto dell'opera giapponese. Il diaframma di vetro si staglia privo di coronamento contro il cielo e staccandosi dal suolo si sviluppa per 2500 m2. La magia di questa cortina volante svela nella sua realizzazione i colori della luce nelle diverse ore del giorno e della notte: dal bianco, al blu, all'oro e all'argento. Sorprendente nell'effetto ermetico di manto continuo non riflettente, l'edificio, tagliato in due dai mobiles di Susumu Shingu, annulla la sua naturale trasparenza e cela completamente l'ossatura, invisibile e nascosta dietro lo scudo luminoso. La soluzione nega con la sua forza dialettica ogni assunto high tech della messa in scena di impianti e tecnologie costruttive. Vincolata dalle dimensioni del lotto, 45 metri di lunghezza per soli 11 di larghezza, la sede della casa di moda parigina lascia alla peculiarità del mattone di vetro il compito di plasmare lo spazio. Impostato sulle rigide leggi antisismiche del Giappone, il rivestimento sospeso è costituito da 12.999 unità tipo di vetrocemento di 42,8 x 42,8 x 12 cm, simili alle misure del foulard Hermès, e pesanti 16 kg. La parete priva di ombre funge da velo e si separa dalla maglia strutturale primaria in acciaio composta da colonne di 20 cm di diametro, reggendosi su un proprio sistema statico indipendente dato da una seconda struttura autonoma in tondini binati verticali di diametro 1,5 cm, esilissima e quasi impercettibile, per supportare lo schermo di vetro contenendo eventuali escursioni dei piani di posa entro i valori della normativa locale. Lo sdoppiamento strutturale dà maggior flessibilità allo scheletro principale, la cui elasticità regolamentata da giunture viscose attutisce le sollecitazioni telluriche. I giunti di 22 mm garantiscono così una tolleranza di 5 mm nel caso di spostamenti sismici. La ricerca sulle caratteristiche del materiale individua una specifica identità , comportando la modificazione di un pezzo standard della produzione industriale in un oggetto unico, pensato esclusivamente per il progetto di Tokio. Passando per un processo automatizzato, gestito dal computer e da speciali robot, il disegno dei blocchi si è trasformato in una esperienza di innovazione delle tecniche di lavorazione, portandone al limite le normali applicazioni e spingendosi oltre i 30 x 30 cm del mattone tradizionale. La fusione tra l'avanzato e rigoroso controllo scientifico della macchina e la meticolosità artigianale ha permesso di ridurre le fughe a soli 2 cm e di eliminare gli effetti di condensa nella camera d'aria dei mattoni. Ogni elemento è rimasto nel forno a tempera 13 ore, trattato manualmente con un apposita verniciatura, adatta per ottenere una rifinitura a specchio che ne aumenta la rifrazione della luce. I mattoni, alettati ai bordi esterni, sono stati quindi assemblati in pannelli da nove dentro una griglia in tubolare metallico rivestito con gomma ignifuga protetta da particolari filamenti ceramici. Per far scorrere la luce lungo l'edificio si è optato per un incurvamento dell'angolo, ottenuto con piastrelle speciali, di 24 x 21 x 12 cm. Qui il mattone brillante, ondulato esternamente e lineare all'interno, è la metà del pezzo quadrato, compatibile con lo schema della facciata, rispettando le proporzioni armoniche dell'intero complesso. Il modulo e la sua perfetta iterazione matematica regolano i 6500 m2 distribuiti su tre livelli di interrato e su dodici fuori terra, adibiti a negozi, uffici, spazi espositivi, all'uscita della metropolitana e a un giardino sul tetto. Riprendendo un percorso iniziato da Taut nel padiglione di Colonia e proseguito da Chareau nella Maison de Verre e nell'immobile di Le Corbusier in rue Nungesser-et-Coli, confluito in alcune sperimentazioni di Prouvé, la Maison Hermès distilla un'immagine del luogo dello shopping dalla chiara qualità costruttiva. à la colta lezione di un maestro sempre attento alle capacità espressive della materia. testo di Matteo Agnoletto Informazioni |
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