A Brno, nella Repubblica Ceca, lo studio KOGAA, fondato da Tomáš Kozelský, Alexandra Georgescu e Viktor Odstrčilík, ha trasformato un capannone inutilizzato all'interno dello storico complesso industriale Šmeral in un nuovo spazio dedicato all'arte contemporanea. Situata lungo le rive del fiume Svitava, la Šmeral Art Factory, completata nel 2026, nasce da un intervento di riuso adattivo che conserva l'identità produttiva dell'edificio, introducendo una nuova destinazione culturale e contribuendo alla progressiva apertura verso la città di un'area industriale rimasta a lungo inaccessibile al pubblico.
Il progetto si inserisce in un contesto caratterizzato da una consolidata tradizione manifatturiera. La Šmeral Brno, azienda metalmeccanica le cui origini risalgono al 1861, è specializzata nella produzione di macchinari industriali e sistemi per la lavorazione dei metalli. Il complesso, ancora legato all'attività produttiva, conserva numerose testimonianze della propria evoluzione nel tempo, dalle strutture metalliche agli impianti e alle attrezzature meccaniche. L'intervento di KOGAA non cerca di cancellare queste stratificazioni attraverso una riconversione radicale, ma le assume come parte integrante del nuovo programma funzionale, stabilendo una continuità tra l'uso precedente e quello attuale.
La relazione con il contesto urbano costituisce uno degli aspetti centrali del progetto. L'accesso alla galleria avviene dal percorso ciclopedonale che costeggia il Svitava, attraverso un nuovo ingresso che rende permeabile il perimetro dell'insediamento industriale. Prima di raggiungere l'edificio, i visitatori incontrano lo Šmeral Graffiti Wall, considerato il primo muro legale dedicato ai graffiti a Brno, attivo da oltre vent'anni. La sequenza di avvicinamento attraversa così un paesaggio in cui la produzione industriale convive con le espressioni della street art, per concludersi all'interno di uno spazio espositivo caratterizzato da superfici bianche e da una configurazione essenziale.
Questo passaggio dall'esterno all'interno diventa un elemento del progetto architettonico, costruito sul contrasto tra il carattere ruvido delle strutture esistenti e la neutralità degli ambienti destinati alle esposizioni. Lo spazio aperto antistante la galleria è stato predisposto per accogliere installazioni temporanee, performance e manifestazioni culturali, mentre una pensilina ricavata dal prolungamento della copertura protegge un'area destinata agli eventi. L'intervento non riguarda quindi soltanto la rifunzionalizzazione del capannone, ma anche la definizione di nuove possibilità d'uso per gli spazi esterni del complesso.
Dal punto di vista costruttivo, la trasformazione è stata sviluppata privilegiando la conservazione dell'esistente. Secondo i dati forniti da KOGAA, circa l'85% dell'edificio originario è stato mantenuto, limitando le sostituzioni agli elementi necessari per garantire le nuove prestazioni funzionali. La struttura portante in acciaio è stata conservata, riparata e riverniciata, mantenendo leggibile l'organizzazione strutturale della vecchia costruzione industriale. L'intervento ha interessato anche i componenti secondari e le dotazioni tecniche, secondo un approccio che considera le risorse materiali già presenti nell'edificio come parte del progetto, anziché come elementi da rimuovere.
La copertura esistente è stata sostituita con un nuovo rivestimento in lamiera metallica grecata, che riprende il linguaggio e la materialità dell'involucro industriale originario. L'inserimento di aperture zenitali più ampie, con elementi traslucidi in policarbonato, permette alla luce naturale di raggiungere in profondità lo spazio espositivo, contribuendo contemporaneamente a contenere i carichi gravanti sulla struttura metallica conservata. L'illuminazione artificiale utilizza invece gli apparecchi industriali originali, restaurati e aggiornati mediante sorgenti LED, così da conciliare la conservazione dei componenti esistenti con le esigenze di flessibilità richieste dagli allestimenti.
Un criterio analogo è stato adottato per la ventilazione. Le canalizzazioni industriali preesistenti sono state mantenute e adattate alla nuova distribuzione dell'aria, evitando di occultare completamente gli impianti e lasciando che questi continuino a contribuire alla definizione dello spazio. La presenza visibile delle infrastrutture tecniche, insieme alla pavimentazione in calcestruzzo e alle strutture metalliche, restituisce la natura originaria del capannone senza trasformarla in una ricostruzione scenografica del passato.
Anche il trattamento cromatico parte dalla memoria del luogo. Il verde che caratterizzava tradizionalmente alcune strutture e attrezzature dello stabilimento viene reinterpretato in una tonalità attenuata, vicina al verde menta, utilizzata per gli elementi in acciaio, i dettagli della copertura, gli imbotti delle finestre e alcuni componenti di ventilazione. Il colore permette di riconoscere gli elementi costruttivi e di stabilire una relazione visiva tra le diverse parti dell'intervento, mentre il bianco delle superfici espositive introduce un registro più neutro, funzionale alla presentazione delle opere.
All'interno, la distribuzione è organizzata per mantenere quanto più possibile la continuità spaziale dell'aula industriale. Le superfici sono state liberate dagli elementi non necessari e integrate con pareti bianche destinate agli allestimenti, mentre alcuni sottili elementi metallici collocati al di sotto della struttura di copertura consentono la sospensione delle opere. L'organizzazione degli spazi privilegia configurazioni modificabili, capaci di adattarsi a esposizioni, incontri e iniziative culturali differenti, senza compromettere la percezione della struttura originaria.
I servizi per i visitatori sono concentrati in un volume compatto collocato nella parte centrale della pianta, concepito come una sorta di scatola bianca rovesciata. Verso l'esterno, questo elemento definisce ulteriori superfici espositive e integra le funzioni di accoglienza e bar; al suo interno, invece, ospita un nucleo di servizi caratterizzato da finiture completamente nere. La soluzione permette di separare le funzioni accessorie dal grande ambiente principale senza introdurre una frammentazione eccessiva dello spazio, conservando il rapporto visivo con le strutture industriali.
Particolare attenzione è stata riservata alla realizzazione dei nuovi elementi d'arredo, alcuni dei quali sono stati prodotti direttamente all'interno dello stabilimento Šmeral. Il bancone del bar, rivestito in lamiera grecata bianca, riprende la geometria dei rivestimenti metallici industriali ed è stato realizzato coinvolgendo le maestranze impegnate nella produzione meccanica del complesso. Anche le porte sono state prodotte dalla Šmeral Brno, utilizzando competenze e tecniche di lavorazione già presenti nel sito. La scelta introduce una relazione diretta tra il processo costruttivo e l'attività manifatturiera, facendo coincidere parte della produzione dei nuovi componenti con il luogo stesso della trasformazione.
Il rapporto tra arte e industria prosegue negli spazi esterni, dove una pressa meccanica funzionante viene esposta come testimonianza della storia produttiva dello stabilimento e posta in dialogo con le opere contemporanee. Le vecchie lamiere grecate rimosse dalla copertura sono inoltre destinate a essere riutilizzate come supporti per interventi di graffiti realizzati nell'ambito di iniziative artistiche curate dalla galleria. Il recupero dei materiali assume così anche una dimensione culturale, estendendo la loro vita utile attraverso funzioni differenti da quelle originarie.
La Šmeral Art Factory si inserisce nella ricerca Making Use, attraverso la quale KOGAA esplora le possibilità di adattamento del patrimonio costruito, considerando gli edifici esistenti come risorse spaziali e materiali capaci di accogliere nuovi programmi. In questa prospettiva, la conservazione non rappresenta un obiettivo isolato, ma diventa lo strumento per attivare nuove relazioni sociali e urbane, riducendo al contempo la necessità di sostituire componenti ancora utilizzabili.
Come ha sottolineato Alexandra Georgescu, il progetto dimostra che «anche piccoli interventi strategici possono liberare il potenziale di edifici industriali trascurati». La galleria rappresenta infatti uno dei primi passi di un processo più ampio di trasformazione dell'area, nel quale l'introduzione di funzioni culturali contribuisce a costruire una nuova relazione tra il complesso manifatturiero e lo spazio pubblico.
Inaugurata nel giugno 2026 e promossa da Martin Adamec ed Eva Prázdná, con il contributo curatoriale di Petr Hájek di The Chemistry Gallery, la Šmeral Art Factory ospita esposizioni, performance, workshop e attività rivolte alla comunità artistica locale e internazionale.
Scheda progetto
Project: Šmeral Art Factory
Architects: KOGAA
Location: Křenová 261/65c, Brno, Czech Republic
Client: Šmeral Art Factory
Design: 2024
Completion: 2026
Gross floor area: 254 m²
Usable floor area: 228 m²
Plot area: 1,614 m²
Architectural design: Tomáš Kozelský, Viktor Odstrčilík, Alexandra Georgescu
Design team: Zoja Doupovcová, Markéta Landová, Kinga Sredzinska
Original lighting refurbishment: Alexis Raverdy
Bar and doors: Šmeral Brno - www.smeral.cz
Photography: Alex Shoots Buildings






