Ad Aarschot, in Belgio, C+S Architects realizza lo Snake Building, edificio residenziale collocato all’ingresso del nuovo quartiere De Torens, masterplan coordinato da a2o Architekten per la trasformazione di un’ex area industriale nel cuore della città in un comparto misto di residenze, attività commerciali e spazi pubblici. Il progetto, affidato allo studio fondato da Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini nell’ambito di un processo collettivo che ha coinvolto anche a2o Architekten, De Vylder Vinck e DRDH, interviene su un lotto di bordo, a contatto con la città storica, assumendo la condizione di margine come occasione per costruire continuità urbana e identità collettiva. Il masterplan De Torens interessa l’area dell’ex sito del commerciante di vini Geens, dismesso dal 2007, e nasce con l’obiettivo di riconnettere il centro storico, le antiche mura e il paesaggio aperto alle spalle della città, rendendo nuovamente percepibile la presenza dell’Orleanstoren sulla collina.
Il punto di partenza del lavoro di C+S Architects non è la definizione di un oggetto isolato, ma la manipolazione critica del volume assegnato dal brief. Dove era previsto un blocco compatto, lo studio propone una massa arretrata, erosa, piegata dal tracciato urbano e dalla necessità di restituire alla città una maggiore quantità di spazio pubblico. Il gesto principale consiste nel prolungare idealmente la Leuvenstraat all’interno dell’area, trasformando la spina dorsale della città in un dispositivo di accesso e attraversamento del nuovo quartiere. In questo modo l’edificio non occupa semplicemente il lotto, ma lo ridisegna, migliorando i flussi pedonali, ampliando la piazza e riaprendo la vista verso l’Old Orleans Tower.
La pianta dello Snake Building nasce quindi da una sequenza di negoziazioni con il contesto. Il volume arretra rispetto allo spazio pubblico, si flette per accompagnare i percorsi e lascia respirare la piazza, fino a consentire a un albero di attraversare il parcheggio interrato e diventare parte del disegno urbano. La costruzione del vuoto diventa qui tanto importante quanto quella del pieno: la qualità del progetto non risiede solo nella figura dell’edificio, ma nella capacità di generare una soglia abitabile tra città storica e nuovo insediamento. De Torens, nel suo insieme, è pensato come un quartiere prevalentemente pedonale, con funzioni commerciali, aree verdi, spazi collettivi e parcheggi interrati integrati nella topografia del sito.
“In un’Europa in cui si assiste a una costante erosione dello spazio abitativo privato, ci piace pensare allo spazio pubblico, aperto, resiliente, biodiverso, come a una nuova forma di bene comune”, spiega Maria Alessandra Segantini, direttrice creativa di C+S Architects. “Un luogo capace di dare corpo fisico all’idea stessa di comunità”. La riflessione sullo spazio comune diventa così la matrice del progetto: non una semplice superficie libera tra edifici, ma una stanza urbana, costruita attraverso proporzioni, materiali, visuali e percorsi. Come il campo veneziano, riferimento ricorrente nella ricerca dello studio, la piazza viene interpretata come una forma civile dell’abitare, un interno collettivo a cielo aperto in cui la vita quotidiana possa depositarsi nel tempo.
In sezione, la massa compatta dell’edificio viene incisa da terrazze e logge profonde, che scavano la copertura e introducono una variazione altimetrica capace di evocare il movimento dei tetti delle città fiamminghe. Da lontano lo Snake Building appare come un monolite in mattoni, radicato nella tradizione costruttiva locale; avvicinandosi, tuttavia, la sua figura si rivela più complessa, attraversata da cavità, ombre e aperture che trasformano la massa in un organismo poroso. Le terrazze non sono elementi aggiunti, ma veri tagli abitabili nella costruzione, dispositivi che portano luce, aria e domesticità dentro un volume altrimenti continuo.
Il mattone è il materiale dominante e costruisce il carattere urbano dell’intervento. La scelta non è trattata come un riferimento nostalgico, ma come una presa di posizione sulla durata, sulla continuità e sul valore del lavoro manuale. “Abbiamo lavorato con artigiani locali”, racconta Segantini. “Abbiamo rispettato il loro sapere. Abbiamo costruito in mattone non perché sia di moda, ma perché è durevole. Specifico. La scelta del materiale non è semplicemente estetica: è una presa di posizione”. In un contesto come Aarschot, fatto di facciate sedimentate nel tempo e di una forte identità civica, l’uso di un materiale tradizionale consente all’edificio di inserirsi nella città senza rinunciare a una propria riconoscibilità contemporanea.
Questa continuità passa soprattutto attraverso il dettaglio. I giunti arretrati accentuano la vibrazione della luce sulla facciata, mentre le pieghe del mattone penetrano all’interno delle logge e rendono meno netto il confine tra involucro esterno e spazio domestico. Le bow-window risalgono verso la linea del tetto, interrompendo la compattezza della superficie muraria e introducendo una variazione verticale che lega facciata e copertura in un unico sistema. Sono elementi misurati, ma decisivi, perché trasformano la massa costruita in un racconto stratificato, dove ogni soluzione costruttiva contribuisce a definire l’esperienza dell’abitare.
Il legno compare nei punti in cui l’edificio incontra più direttamente il corpo. Le logge profonde sono definite da telai e rivestimenti lignei, secondo una logica precisa: là dove l’architettura si lascia abitare, la materia cambia registro. Alla solidità minerale del mattone si affianca una superficie più calda, tattile, domestica, capace di misurare il passaggio tra spazio urbano e spazio privato. Finestre, ingressi e facciate delle terrazze in boiserie lignea introducono così una dimensione più intima nella composizione, senza indebolire la forza monolitica dell’edificio.
Le aperture non seguono una regola rigidamente seriale, ma si dispongono come tracce di possibili trasformazioni future. Parlano di adattabilità e di tempo, due temi centrali in un edificio che non vuole esaurirsi nella propria immagine iniziale, ma accettare la città come processo. Dall’interno, le finestre inquadrano paesaggi sempre diversi: i movimenti urbani della piazza, le variazioni stagionali della collina, le presenze storiche che emergono oltre il nuovo quartiere. L’abitazione diventa così un punto di osservazione sulla città, mentre la facciata registra all’esterno la varietà delle vite che ospita.
Scheda progetto
architects: Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini, C+S Architects
client: Dyls, Belgio
architectural design and artistic direction: Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini, C+S Architects
executive design and construction supervision: a2o Architekten, Hasselt, Belgio
masterplan coordination: a2o Architekten
studios involved in the masterplan: a2o Architekten, C+S Architects, De Vylder Vinck, DRDH
Foto: Alessandra Bello
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