Si è concluso il concorso internazionale per la realizzazione dell’Ospedale del Futuro di Brescia. Il progetto vincitore, sviluppato da Park Associati, CRA-Carlo Ratti Associati e Politecnica Building for Humans, con Openfabric, Dotdotdot, Eckersley O’Callaghan e Studio Mattioli, è stato presentato al Teatro Grande di Brescia, alla presenza del Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, dell’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso, del Direttore Generale della ASST Spedali Civili di Brescia Luigi Cajazzo e delle cariche istituzionali coinvolte.

Il progetto presentato affronta la trasformazione di uno dei principali presidi sanitari lombardi come occasione per ridefinire il ruolo stesso dell’ospedale contemporaneo: una infrastruttura pubblica integrata capace di generare benessere collettivo. Saranno applicati i principi di One Health, secondo cui salute umana, ambiente e sistemi sociali costituiscono un unico campo interdipendente. Questo si traduce in una strategia che intreccia cura, didattica, ricerca e paesaggio in un organismo unitario, pensato per evolvere nel tempo. 

L’impianto originario progettato dall’ing. Angelo Bordoni agli inizi del Novecento rappresenta la matrice generativa del progetto. Il nucleo esagonale e l’andamento radiale saranno reinterpretati come struttura portante di un nuovo assetto territoriale.
La natura avvolgerà l’intero campus, in modo tale che i pazienti, il personale e i visitatori si muovano nel paesaggio tanto quanto nell’architettura. I nuovi volumi si apriranno verso l’esterno, verso la luce, l’aria e il profilo montano delle Prealpi. Le funzioni clinico tecnologiche saranno concentrate nei nuovi volumi per un totale di 60.500 metri quadrati e oltre 745 posti letto, mentre i padiglioni storici verranno progressivamente rifunzionalizzati per accogliere attività accademiche e scientifiche. Il rapporto con la Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Brescia sarà così consolidato e reso strutturale, rafforzando la vocazione universitaria del complesso e configurando il campus come sistema integrato in cui assistenza e ricerca operano in continuità.

Il Main Hospital si articola in tre bracci interconnessi che reinterpretano la logica radiale dell’ospedale esistente, aprendo l’impianto verso la città. Al piano terra una lobby continua e completamente vetrata costituirà la soglia urbana dell’intervento. Lo spazio si affaccia su una nuova piazza pubblica e stabilisce una relazione con il tessuto circostante, trasformando l’ospedale in un luogo permeabile e riconoscibile. All’interno l’organizzazione privilegia chiarezza distributiva, luce naturale e orientamento intuitivo. I principi dell’Healing Architecture sono applicati attraverso scelte misurabili: controllo della qualità della luce, comfort acustico, proporzioni calibrate, affacci verso il paesaggio delle Prealpi bresciane. Ogni camera è concepita come ambiente di decompressione, dove la relazione visiva con l’esterno diventa parte integrante del processo di cura.

Le estremità dei bracci, configurate come grandi serre vetrate, ospitano spazi che estendono la dimensione interna verso l’esterno, attenuando la percezione di chiusura.
Il Main Hospital valorizza le funzioni già presenti attraverso una più efficace organizzazione delle relazioni tra aree cliniche, diagnostiche, interventistiche, intensive, logistiche e di supporto. Prossimità funzionali, chiarezza dei flussi e riduzione dei tempi di percorrenza contribuiranno a migliorare continuità operativa, efficienza gestionale e qualità dell’esperienza di cura. Le facciate integreranno soluzioni avanzate di controllo solare e ottimizzazione energetica. La trasparenza sarà governata attraverso un sistema tecnologicamente sofisticato che bilancia prestazioni ambientali e continuità visiva, rendendo la facciata uno strumento attivo di regolazione climatica oltre che un elemento espressivo.

Il Children Hospital si configura come organismo autonomo composto da tre volumi cilindrici con altezze differenti. Il sistema di terrazze e corti interne rappresenterà un vero e proprio giardino terapeutico, con la natura che entrerà a diretto contatto con ogni reparto dell’ospedale. Il paesaggio sarà una componente strutturale dell’esperienza terapeutica. La lobby di ingresso si sviluppa con un grande atrio a tutta altezza che diventa uno spazio di socialità, accogliendo aree gioco e zone di consultazione in un’atmosfera luminosa e protetta.

Il CareRing è il principio spaziale centrale del progetto: un anello continuo di oltre un chilometro in cui il paesaggio organizza mobilità, logistica e vita pubblica. Più che una semplice infrastruttura, il ring è un dispositivo paesaggistico che connette il campus alla città, le persone alle ecologie e l’idea di salute alla qualità dei luoghi. Nel sottosuolo concentra i flussi tecnici e operativi, separandoli dai percorsi sanitari per garantire efficienza e sicurezza. In superficie si sviluppa come sistema verde continuo, con piazze alberate, giardini terapeutici e spazi aperti accessibili. Il paesaggio orienta i flussi, favorisce il benessere quotidiano e costruisce nuove relazioni tra ospedale, campus e città. Paesaggio, movimento e funzioni ospedaliere convergono così in un’unica figura spaziale, espressione del principio One Health e dell’idea che la salute umana sia inseparabile da quella ambientale.

La struttura ibrida in legno e acciaio, assemblata a secco, riduce l’impatto carbonico e ottimizza i tempi di realizzazione, ma soprattutto introduce un principio di modularità che consente riconfigurazioni future. L’architettura è concepita come sistema aperto, predisposto ad accogliere l’evoluzione delle tecnologie mediche e dei modelli di cura. La dimensione digitale attraversa il progetto: sistemi di orientamento intelligente, gestione dei flussi e monitoraggio ambientale diventano strumenti operativi per migliorare efficienza e sicurezza senza imporsi visivamente. La componente esperienziale integra dispositivi fisici e piattaforme digitali per rendere l’accesso e la fruizione più intuitivi e inclusivi introducendo principi per ridurre passaggi ridondanti, interferenze e tempi improduttivi e favorendo la reingegnerizzazione delle attività quotidiane.

L’ospedale sarà un’infrastruttura pubblica capace di tradurre in architettura i principi di One Health. La concentrazione delle funzioni clinico-tecnologiche nei nuovi volumi rafforzerà le relazioni tra le diverse aree del complesso, trasformando l’ospedale in una rete clinica, logistica e digitale più efficiente, leggibile e resiliente. Un campus sanitario in cui precisione tecnica, responsabilità ambientale e qualità spaziale convergono in una visione di lungo periodo della salute collettiva.