A Los Cabos, in Baja California Sur, Sordo Madaleno ha firmato Arte Abierto Baja, una galleria pubblica di arte contemporanea all’aperto di 180 m² inserita all’estremità verso il mare di Ánima Village, il complesso mixed-use progettato dallo stesso studio messicano lungo il corridoio che collega San José del Cabo e Cabo San Lucas. La scelta di collocare lo spazio espositivo quattro metri sotto la quota del terreno riduce la presenza dell’architettura nel paesaggio e costruisce una condizione raccolta, in diretto rapporto con il cielo, la luce e il clima arido della penisola.
Arte Abierto Baja nasce come estensione dell’attività dell’omonima organizzazione non profit, fondata nel 2019 per promuovere la produzione e la diffusione dell’arte contemporanea attraverso spazi capaci di mettere in relazione opere, architettura e pubblico. A Los Cabos questa impostazione assume una dimensione specificamente paesaggistica: la galleria non si presenta come un oggetto autonomo, ma viene incassata nel terreno e resa percepibile progressivamente, attraverso un percorso di discesa che separa l’esperienza espositiva dalle attività commerciali e dagli spazi collettivi di Ánima Village.
Il dispositivo principale è una rampa semicoperta lunga 17 m, con pendenza contenuta, che accompagna il visitatore verso il livello inferiore. La sezione lavora sulla progressiva compressione dello spazio: durante la discesa le pareti aumentano visivamente la propria altezza, la porzione di cielo si restringe e il rumore delle attività del complesso resta gradualmente alle spalle. Al termine del percorso la galleria si apre nuovamente verso l’alto, definita da pareti alte più di 5 m e priva di una copertura continua. La sequenza non è quindi soltanto distributiva, ma costituisce parte integrante del progetto curatoriale, predisponendo una condizione percettiva distinta rispetto al contesto circostante.
Come spiega Fernando Sordo Madaleno, “volevamo che Arte Abierto Baja fosse un’esperienza capace di rispondere alla bellezza del paesaggio della Baja”. La contrazione del percorso di ingresso e la successiva espansione dello spazio espositivo costruiscono, secondo il progettista, una condizione nella quale l’architettura diventa una cornice per il paesaggio. Il cielo, il vento, l’intensità della luce e le variazioni nel corso della giornata entrano così a far parte dell’allestimento, insieme alle opere.
Questa scelta risponde anche alla scala dei lavori che la galleria è destinata ad accogliere. Le proporzioni dello spazio e l’altezza delle pareti consentono l’installazione di sculture di grandi dimensioni e opere site-specific, evitando la neutralità controllata della tradizionale white box.
Arte Abierto Baja è stata inaugurata con un’installazione di Abraham Cruzvillegas, stabilendo fin dall’apertura una relazione tra produzione artistica, spazio costruito e condizioni ambientali del sito.
Sul piano materico, il progetto utilizza un registro volutamente ridotto. Le superfici principali sono realizzate in calcestruzzo pigmentato con finitura bocciardata, la cui tonalità e tessitura introducono una continuità cromatica con il terreno roccioso e con le sfumature minerali della Baja California Sur. La lavorazione superficiale attenua la natura astratta del volume in calcestruzzo e reagisce in modo marcato all’incidenza della luce, facendo emergere variazioni di colore e profondità durante la giornata. Nel sistema di accesso compaiono inoltre muri in pietra che proseguono idealmente la materia del terreno, rafforzando la lettura della galleria come spazio scavato più che come edificio appoggiato al suolo.
Il rapporto con il paesaggio prosegue alla scala di Ánima Village, organizzato da Sordo Madaleno attraverso sei padiglioni commerciali in terracotta e sei piazze all’aperto, distribuiti all’interno di un sistema pedonale con giardini adattati alle condizioni desertiche. In un territorio segnato negli ultimi decenni dalla crescita di resort, insediamenti recintati e sviluppo diffuso, il masterplan concentra l’attenzione sullo spazio collettivo e sulla continuità dei percorsi, utilizzando vegetazione, ombra e sequenze di spazi aperti come elementi ordinatori dell’intervento. Arte Abierto Baja ne costituisce il terminale culturale e, allo stesso tempo, il punto nel quale la costruzione arretra maggiormente per lasciare spazio alla relazione tra arte e ambiente.
La condizione ipogea non produce tuttavia un ambiente isolato. Al contrario, l’assenza di una copertura sulla sala principale rende percepibili le condizioni atmosferiche e mantiene l’esperienza espositiva legata al luogo. Il progetto utilizza così pochi elementi - quota, materia, luce e proporzione - per definire uno spazio culturale in cui il paesaggio non costituisce semplicemente lo sfondo delle opere, ma una componente attiva dell’architettura.
Credit
Partners: Javier Sordo Madaleno Bringas, Javier Sordo Madaleno de Haro, Fernando Sordo Madaleno de Haro
Architecture Director: Luis Hernández, Boris Peña
Urban Design Director: Jorge Gerini
Design Team: Flores, Javier Paez, José Mendoza, Karla Flores, Marco Calles, Samuel Torres, Ricardo Pérez, Shakti Velio, Thelma Ruelas
Urban Design Team: Anabel Chávez, Jessica Navarrete, Brian Luna, Ilse López, Luis Ortiz, Paloma Fernández
Engineering Coordination: Daniel Jaimes, Krystyna Sokolowska
Engineering Team: Laura Prieto, Óscar León, Sinai Aparicio, Tatyana Herrera
Construction Coordination: Emilio Bargueño
Structural Engineering: Silos y Asociados
Mechanical Engineering: CYVSA / DYPRO
Electrical Engineering: UG21
Specialist Systems: Insecom
Lighting Design: Artec
Landscape Architecture: PAAR
Wayfinding & Street Furniture: Polvora Design
HIS: GHA
Developer & Project Management: SOMA






