
Conversazione con Michele De
Lucchi
a cura di Davide Vargas
D.V. Partiamo dal tuo libro: "12 racconti con casette".
Quale è la storia di queste casette e della motosega che le realizza?
M.D.L. La storia parte e si sviluppa da
diverse motivazioni.
La prima risiede nella consapevolezza che il solo
lavoro professionale non mi basta; mi accorgo che non riesce ad autoalimentarsi
e a progredire da solo.
Ho sempre avuto il bisogno di un'attività laterale,
in genere molto diversa dal design o dall'architettura ma più connessa con
l'arte intesa in senso più generale: un campo di ricerca sperimentale, slegato
dalla necessità di rispondere a richieste precise e pressanti, ma legato invece
a un bisogno istintivo...un campo dove poter essere persino più libero di
sbagliare.
L'errore, nella professione, nessuno te lo perdona, e questo
personalmente mi infastidisce e mi inibisce.
La seconda è questa: pur
avendo progettato qualche villa qua e là , non avevo assunto mai come tema il
progetto della casa. Ora mi sembra che l'abitare nella contemporaneitÃ
ricercando un ambiente personale sia il tema primordiale.
Così ho
cominciato a lavorare sull'archetipo della casa, cercando un punto di partenza
diverso che non fosse semplicemente funzionale.
Perché la motosega? E' stato
il fascino del legno a trascinarmi verso la motosega che ho vissuto come un
oggetto zen. Lavorare con la motosega è limitativo, perché è uno strumento che
taglia solamente e non permette di fare buchi o lavorazioni speciali;
inoltre è un oggetto violento che rompe tutto per cui consente solo lavorazioni
molto semplici.
Ma proprio queste limitazioni mi hanno interessato, ad
esempio ho cominciato a studiare come fare le finestre su un blocco di
legno, cioè tagliando sempre conseguentemente così da ottenere una finestra non
per perforazione ma per tagli aggiuntivi.
Infine, ho la fortuna di avere, nel
paese dove abito, uno spazio - un vecchio pollaio - dove posso lavorare da solo.
Tutto questo mi ha portato alle casette.
D.V. Come trasferisci questo nella tua
architettura e nel tuo design?
M.D.L. Non lo so ancora, non
rintraccio ancora un'applicazione diretta.
Queste stesse casette, belle
perché piccole, immaginate grandi sarebbero, al più, capanne o rifugi. Quindi
non hanno la prerogativa di essere progetti di case.
Ma qualche cosa, per
vie misteriose, riporto nell'applicazione del lavoro professionale: forse la più
importante è la sensibilità per il materiale rozzo e lavorato in maniera non
totalmente denaturante. Ho scoperto come reagisce la sensibilità del materiale a
una lavorazione che lascia contemporaneamente il segno della mano e della natura
del materiale stesso.




