Concorso per il miglioramento della fruizione della frana del Vajont


 
Asilo nido integrato "Graziano Appiani" a Treviso

Il nostro incontro fortuito, in treno, ha sancito da subito una passione comune: il viaggiare. E sono stati i viaggi a caratterizzare la nostra formazione e ad alimentare la nostra curiosità per i luoghi. Una curiosità che ci ha portato spesso, a verificare il risultato dallo stato di progetto alla realizzazione, a cercare nei grandi e piccoli maestri il percorso logico-emozionale che poteva aver originato l'idea progettuale da una presa di contatto con i luoghi.
Abbiamo sempre considerato il progetto di architettura un progetto multiscalare la cui genesi doveva avere un'origine nell'osservazione e nella conoscenza degli spazi da progettare, senza rinunciare a un progetto che aggiungesse artificialità anche lavorando con i materiali vegetali. In cui il farsi forma, altezza-larghezza-apertura-chiusura, si delinea come il risultato di una interpretazione dei valori che il luogo contiene in sé. Un processo che parte dal sito, con regole ed equilibri, e diventa luogo perché conosciuto e progettato.
Non per nostra naturale propensione, ma in un momento in cui il "paesaggio" non era ancora così frequentato nelle teorie e tanto meno nella prassi, eravamo sollecitati dall'atteggiamento mentale diffuso e operante oltreconfine che guardava al paesaggio come oggetto di studio e ricomposizione al pari degli oggetti costruiti.
La specializzazione all'International Course Landscape Planning and Design alla Wageningen Agricultural University (Olanda) completa il quadro di una preparazione che avrebbe voluto ancor di più essere internazionale ma che da qui ha contribuito ad annullare, se inconsciamente presenti, titubanze e indugi spingendoci ad operare nel e per il paesaggio in maniera diretta e trasformativa, contribuendo a definire una formazione che si è sempre più autoalimentata permettendoci di costruire un nostro modo di vedere e progettare.
La scelta di confrontarci, da subito, con i concorsi di idee e progettazione ci ha consentito di affrontare temi che altrimenti non avremmo incontrato, credendo in una progettazione partecipata che, se da un lato ha provocato anche delle ingenue sofferenze, dall'altro ha aiutato la nostra crescita.
Il progetto per la sistemazione architettonica e ambientale del centro storico di Cendon di Silea (Tv), in particolare, ha dimostrato, innanzitutto a noi stessi, che quel riscoprire l'antico protendersi del paese all'acqua poteva avvenire senza la costruzione di alcun volume architettonico, operando attraverso il recupero di forme e materiali che prendevano colore e tessitura da quanto già nel luogo esisteva, e che riprendeva percorsi sbiaditi guardando a un suo uso e a una sua frequentazione nel futuro, fondamentale elemento di rivitalizzazione di un sito in progressivo abbandono e degrado: "il paesaggio è spazio e non oggetto nello spazio, è lo spazio stesso che ricostituisce ad oggetto di esperienza ed a soggetto di giudizio" (Rosario Assunto, 1980). Questo è il principio che ha guidato anche il miglioramento della zona della frana del Vajont (Pn) organizzando la mobilità, la fruizione e la permanenza delle persone per orientarne la presenza all'osservazione e alla frequentazione consapevole, trattando i nuovi edifici di servizio come oggetti riconoscibili rispetto alla sacralità del luogo, appoggiati al suolo esistente senza quasi toccarlo.
Tre principi costituiscono una costante dei nostri progetti: la stratificazione, lo spazio delle relazioni e le esperienze sensoriali. La stratificazione come storia del luogo, come giudizio critico nell'analizzare e interpretare lo sviluppo dei siti, spinge a una presa di posizione del progetto sempre "informato dei fatti" ma che usa questi fatti per contribuire ad aggiungere un nuovo tassello alla memoria storica dei luoghi (ex orto botanico di San Giobbe a Cannaregio, Venezia). Lo spazio delle relazioni, per risvegliare connessioni esistenti e instaurarne di nuove, sia fisiche che visive, come indispensabili elementi di una consapevolezza del ruolo sociale degli spazi aperti (nuovo parco urbano a Musile di Piave-Ve). Le esperienze sensoriali legate al movimento, rese reali da un lavoro in sezione, e dall'uso di materiali che sempre denunciano la loro matericità, al fine di costruire o meglio di predisporre i luoghi ad un muoversi spontaneo per offrire percorsi emozionali che coinvolgono le persone nella frequentazione degli spazi.
Un modo di operare, il nostro, in cui rileviamo una costante: il dubbio, nel suo valore più positivo. A volte piacevolmente ci si perde, ma il continuare a cercare è legato alla consapevolezza di una scelta di fondo che sostiene l'impegno e la ricerca personale. E spesso ci si diverte, cercando le buche più dure...