In una tenuta privata dell’Ucraina centrale, Volodymyr Nepyivoda, Dmytro Bonesco, Natalia Tymochesko e Yana Rogozhinska di YOD Group hanno progettato Under the Reed Roof Guesthouses, una serie di piccole strutture ricettive di 50 m² ciascuna che reinterpretano in chiave contemporanea la hata-mazanka, l’archetipo dell’abitazione rurale ucraina costruita con materiali locali e definita da pareti intonacate, tetti in paglia o cannucciato e un forte legame con clima, rituali domestici e paesaggio. Il progetto non riproduce letteralmente il modello tradizionale, ma ne isola alcuni caratteri essenziali - tetto, soglia, focolare, rapporto con la terra - e li trasforma in un’architettura essenziale, trasparente e fortemente riconoscibile.
La hata-mazanka tradizionale era fondata su soluzioni semplici ma espressive: muri spessi, superfici imbiancate, coperture vegetali, manutenzione periodica dell’intonaco come gesto di cura e ricerca di ordine. Nella lettura di YOD Group, questa aspirazione alla luce e alla pulizia non viene più affidata alla massa bianca delle pareti, ma alla trasparenza quasi totale dell’involucro. Le facciate vetrate dissolvono il limite tra interno ed esterno e lasciano che sia il tetto, volutamente sovradimensionato, a diventare il segno principale del progetto. La sua forma scultorea, simile a un grande cappello tradizionale o a un fungo che emerge dal terreno, costruisce una silhouette immediata e memorabile nel paesaggio.
Il riferimento alla tradizione non è quindi affrontato come esercizio formale, ma come ricerca sul significato culturale dei luoghi. “La nostra filosofia di terroir design va oltre l’uso di materiali locali o forme familiari: riguarda la possibilità di scoprire l’essenza di un luogo e decodificarne i significati culturali”, spiega Volodymyr Nepiyvoda, co-owner e managing partner di YOD Group. “Abbiamo studiato l’immagine della casa tradizionale ucraina, ne abbiamo distillato le caratteristiche fondamentali e le abbiamo reinterpretate attraverso il nostro sguardo per creare un oggetto architettonico contemporaneo”.
L’organizzazione interna è definita da un nucleo funzionale centrale in calcestruzzo, che contiene il bagno e divide la pianta in due parti: da un lato la zona notte, dall’altro l’area giorno. Questo blocco compatto assume il ruolo di elemento strutturante, mentre le pareti perimetrali vetrate garantiscono continuità visiva con il paesaggio. Nel living, un camino minimale sostituisce simbolicamente la stufa tradizionale ucraina, conservando il valore domestico e rituale del fuoco ma traducendolo in un linguaggio essenziale. L’assenza della televisione è una scelta progettuale precisa: il fuoco visibile attraverso l’apertura circolare del camino e il contatto costante con la natura diventano strumenti di sospensione, rallentamento e “detox” informativo.
Durante il giorno, la trasparenza delle superfici verticali produce un effetto di smaterializzazione: il volume abitato quasi scompare, mentre la grande copertura sembra galleggiare sopra il terreno. La continuità tra interno ed esterno è rafforzata dalla pavimentazione in stone carpet, utilizzata senza interruzioni e scelta anche per la sua qualità tattile. La superficie, piacevole al contatto e leggermente irregolare, introduce una dimensione sensoriale nell’esperienza dell’abitare, soprattutto quando viene percorsa a piedi nudi. Quando è necessaria maggiore privacy, tende dense ma visivamente leggere possono essere azionate automaticamente tramite un pannello di controllo collocato accanto al letto.
L’interno segue i principi di un eco-minimalismo controllato, in cui la riduzione degli elementi non produce freddezza, ma una condizione di calma. La palette cromatica è naturale e trattenuta, mentre superfici tattili, legni texturizzati e oggetti di produzione ucraina costruiscono un ambiente essenziale ma non astratto. Gli arredi di Noom, i decori in argilla nera di Guculiya e una grande lampada da terra su misura, realizzata in ceramica e fibre naturali, introducono accenti domestici e artigianali. La materialità degli interni lavora così in continuità con il tema generale del progetto: tradurre memoria rurale e cultura locale in un linguaggio contemporaneo, evitando sia la nostalgia sia l’effetto folklorico.
Il tetto è l’elemento costruttivo e simbolico più importante. All’esterno, la copertura in cannucciato richiama direttamente le tecniche vernacolari ucraine; all’interno, la superficie della cupola è rivestita con scandole lignee, riferimento alle tradizionali coperture in legno. Con i suoi 10 metri di altezza nel punto più alto, il volume superiore dilata verticalmente lo spazio e accentua la percezione di apertura, trasformando una pianta estremamente contenuta in un ambiente sorprendentemente ampio. La copertura non è però solo un segno iconico: integra e nasconde gli impianti, mantenendo pulite le superfici verticali e lasciando che il rapporto tra nucleo centrale, vetro e paesaggio rimanga visivamente leggibile.
Anche la componente impiantistica è pensata come parte dell’architettura. Una pompa di calore garantisce il comfort interno durante tutto l’anno, mentre climatizzazione e ventilazione di mandata sono integrate attraverso sottili feritoie lineari nelle griglie verticali. Le riprese d’aria e gli elementi di espulsione sono inseriti nella cupola e nel nucleo centrale, evitando che la tecnologia interferisca con la chiarezza dello spazio. Questo controllo degli apparati tecnici è coerente con l’intera impostazione del progetto: rendere l’edificio performante senza trasformare la prestazione in presenza visiva autonoma.
Scheda crediti
Superficie: 50 m²
Anno: 2026
Arredi: Noom
Decorazioni in argilla nera: Guculiya
Fotografie: Mykhailo Lukashuk





