itinerari – Appunti di un viaggio nella realtà e nell'architettura del SudAmerica, sospesi tra storia e futuro.

In aprile a seguito di un viaggio organizzato dal Gruppo HunterDouglas, leader mondiale del settore Window Coverings e Soluzioni per Architettura, per partecipare alla cerimonia al Premio Archiprix 2009, ho avuto l'opportunità di visitare alcuni tra i luoghi più interessanti del Sud America. Il programma preparato con cura dal prof. Paul Meurs ricalcava il viaggio di Le Corbusier fatto nel 1929: Brasile, Argentina e Uruguay. A quel tempo il Maestro visitò Rio e San Paolo, Buenos Aires e Montevideo, in due mesi. Nel 2009 ricorre il 50° anniversario della fondazione di Brasilia, e pertanto si è accantonato Rio in favore della capitale del Brasile.
L'approccio ideale per misurare le proprie idee è il confronto con quelle altrui, senza pregiudizio e senza preclusione. Quello che segue è poco più che un album di viaggio, che vuole fermare nella mente di chi scrive le emozioni, le idee e le impressioni avute dall'impatto con un continente così variegato, diverso e per certi aspetti sconosciuto. Il viaggio è l'inizio e non la meta di un percorso di conoscenza, da un viaggio scaturiscono domande, idee, progetti e consapevolezze nuove.


San Paolo e l'emergenza del costruito
La sensazione più forte che si avverte arrivando a San Paolo è la pressione del costruito. Il contrasto tra spazio, luce e costruzioni è immediato fin dal sorvolo in aereo. San Paolo è una città con 20 milioni di abitanti. E' un territorio che ha conosciuto lo sviluppo orizzontale nel primo 900 grazie all'immigrazione e verticale, in seguito, per aumentarne la densità. Il senso di emergenza lo si percepisce dall'immensa varietà di persone che la popolano e dallo stato degradato di zone anche del centro.
Il risultato di una mancanza di governo del territorio, ha trasformato la regione urbana in un cancro urbanistico che stravolge il senso classico di città a cui noi europei siamo abituati. Dal punto di vista funzionale non esiste un centro e una periferia ma il territorio urbanizzato diviene centro e la periferia allo stesso tempo: San Paolo è cento "città nella città". L'emergenza è anche percepibile sulla facciata continua bucata dai bubboni delle macchine dell'aria condizionata dello Sharp building, che sovrasta la Vale do Anhangabaù.
La Vale è il nucleo storico attorno a cui si è sviluppata la città: oggi è una piattaforma verde che copre una strada ad alto scorrimento, circondata da edifici di varie epoche del 900. Nella zona si possono vedere alcune delle icone dell'architettura moderna: il Copan e l'Edificio Italia, il centro commerciale Galerias e il Teatro Nazionale.
I grattacieli BaneSpa, Banco de SaoPaulo e Martinelli faticano a stagliarsi nello skyline risultando annegati da un tessuto costruito con tipi e volumi assolutamente incoerenti, in profonda contraddizione e in continua mutazione.
"Aria condizionata a vista" sarà il filo conduttore del viaggio.
A San Paolo sono state bandite per decreto le insegne pubblicitarie sugli edifici e questo, insieme alle difficoltà economiche, impediscono la conservazione ottimale delle opere di architettura contemporanee più note.
Il contrasto evidente tra qualità architettonica e abbandono si può cogliere al MASP (Lina Bo Bardi, 1968) sull'avenida Paulista o meglio al Memorial da America Latina (Oscar Niemeyer, 1991) dove i padiglioni ormai utilizzati "a gettone" richiamano le linee architettoniche e gli stilemi di Niemeyer: curve, linee sottilissime, volumi sospesi e il calcestruzzo armato in colore bianco.
Una città come San paolo è anche un enorme laboratorio di sperimentazione. La mancanza di aree libere offre opportunità uniche per la conservazione come l'avanguardia e l'innovazione nel recupero urbanistico.
Gli interventi del SESC Fabrica da Pompeia (Lina Bo Bardi, 1986) è un esempio della riconversione di un'area industriale dismessa in un centro ricreativo, culturale, con palestre e piscine, campi da tennis, collocati verticalmente nella struttura a cubo di calcestruzzo armato che sovrasta i capannoni riconvertiti ormai inglobati dalle residenze verticali.
Innovazione è l'Hotel Unique (R.Ohtake, 2001), recupero è la Pinacoteca do Estado (P.Mendes Rocha, 1998) o  il Parco di Ibirapuera (Oscar Niemeyer, 1954) e lo stadio di Pacaembù Machado Carvalho (L.Costa, 1938). Conservazione è la zona residenziale di Igienopolis con l'edificio Louveira (J.Batista Vilanova Artigas e C.Cascaldi, 1946) dichiarato patrimonio architettonico dotato di originali interessanti sistemi oscuranti scorrevoli.





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